mercoledì 21 maggio 2014

Alle Porte di Pietra, corro perché ho midollo


All'arrivo, sembro un concorrente dello Sconvolt Quiz.
I soliti mesi di preparazione. Il solito cavolo di infortunio che ti fa girare le scatole due mesi prima della gara. Il solito rituale di preparazione (ah, la barretta col cioccolato... ah, quella senza cioccolato... ah, quella che ha il cioccolato soltanto sotto...). E poi, la corsa. Che non è mai la solita corsa.

Già, perché quest'anno ho corso per la quinta volta Le Porte di Pietra. Settantun chilometri di appennino ligure. Quattromila metri di dislivello. Partenza e arrivo a Cantalupo Ligure. Ed è stata una volta "più speciale delle altre".

Le Porte di Pietra vanta, giustamente, il primato dell'Ultratrail decano d'Italia. E' una corsa fantastica, dura, fatta di salite e discese lunghe e impegnative. Si corre e si cammina, arrancando un po', sulle pendici delle montagne (per me) più belle dell'appennino Ligure. Il monte Antola, il Carmo, il Legna, il Chiappo, l'Ebro. Le zone della Via del Sale.

Partiti da Cantalupo alle 6.00 del mattino, siamo stati accolti e coccolati da sole e aria fredda. Sì, di solito è un pessimo mix. Ma quando si corre in montagna, quei 10 gradi di media sono una manna dal cielo. Nè caldo nè freddo. Va bene così.

Si attacca subito a salire, dopo la Passerella di Pertuso. Via, su per un sentiero con corda e catena da andar su mani e piedi fino alla croce degli alpini. Sono con Renzo, grande amico e grande triatleta, compagno di follia proprio lungo la Via del Sale.

Procediamo insieme, su un buon tempo. L'idea è quella di finire in meno di 12 ore. Costa Salata, una bella serie di su e giù. E poi la salita al monte Buio, antipasto dell'Antola. Ed ecco, la crisi di stomaco. Nausea. Non riesco a mangiare le barrette e anche l'acqua diventa fastidiosa. Renzo mi stacca.

E si avvicina lui. A vederlo, pare Ibrahimovic. Anzi, per me che sono cotto da un accenno di ipoglicemia, è Ibrahimovic. 

"Ciao. Com'è?"
"Eh va mica male dai. E tu?"
Diosanto, parla come Valentino Rossi.
"Ma sì..."
"Di dove sei?"
"....p...a....ia..."
"Eh?"
"Pa....VIA"
"Ah. Io son di Modena... Ma Pavia Pavia o...?"
"Senti scusa... mi devo concentrare, ho la nausea e..."
"No, scusami tu!"

Christian (a sinistra) e Renzo (a destra) all'arrivo delle Porte di Pietra.
E mi passa. Mi passa lui e, dopo un 30 minuti, mi passa la nausea. Mi sono sforzato di bere carboidrati e sali, in soluzione ipotonica. 

Via di nuovo. La discesa dall'Antola è un volo. Capanne di Carrega, trovo papà che fa assistenza, Renzo è avanti di 10 minuti. Attacco il Carmo, di nuovo in volo verso Capanne di Cosola. Di nuovo il rifornimento, Renzo è avanti di 6, 7 minuti.

Chiappo, Ebro e Giarolo. Le tre salite finali. E la discesa nella pietraia. All'arrivo, Renzo mi ha preceduto di 8 minuti. Greta mi accoglie con una birra: ed è bellissimo accorgersi che ci sono amici che ti hanno pensato mentre davi l'anima per 11 ore e 37 minuti.

Ma è ancora più bello accorgersi che Ibrahimovic si chiama Christian De Maria. Che è socio Admo, come me. E che si è inventato una iniziativa favolosa, Corro perché ho midollo. Christian non è solo uno che ama la montagna e il trail. E' uno che ama gli altri. Quelli che non sa come si chiamano: sa solo che hanno bisogno del nostro midollo osseo per guarire dalla leucemia.

A tavola, dopo la corsa, si siede davanti a me. E mi racconta, con un sorriso che non risente della stanchezza dei 71 km, la sua voglia di correre per gli altri.
Mi vengono da dirgli poche parole.

"Senti, scusami... sono stato scortese. Ma ero davvero cotto, non stavo bene..."
"Ma scherzi? Cercavo di parlarti un po' perché ti ho visto in difficoltà".

Non servono altre parole. Correndo ci si capisce benissimo.
Adesso, fate qualcosa di utile.
Diventate donatori di midollo osseo. 

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