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| Oggi compio 10 anni di Trail. All'Ultra Trail du Mont Blanc 2015 |
Info, allenamenti, trucchi, consigli e pensieri del momento sulla corsa e su come conciliare l'allenamento con la vita della famiglia. Che, a volte, è un po' complicata. Ma non difficile. Basta svegliarsi presto.
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giovedì 27 agosto 2015
#10anniditrail - Alla Columbia Ultra Trail du Mont Blanc 2015
mercoledì 5 agosto 2015
Come si organizza una gara di corsa in montagna: l'Orobie Ultra Trail
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| La partenza della GTO |
Dicendo "gara" si dice un po' tutto: la gente, l'organizzazione, la sicurezza, le iscrizioni, i controlli, il materiale obbligatorio... C'è modo e modo di farli. E ci sono le gare "storiche", ben rodate o da sempre un po' scrause, e quelle nuove, che sono una scommessa.
Quando nasce una gara, si fa una scommessa. Riusciranno a organizzarla bene? Verrà gente? Piacerà? Ho partecipato alla versione "corta" (70 km) dell'Orobie Ultra Trail, neonata competizione sulle prealpi bergamasche. E ho corso (o ho tentato di correre) la GTO, il Gran Trail Orobie. Tentato perché mi sono infortunato. Capita. Stiramento di 4 cm al muscolo gracile della coscia sinistra.
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| Quando le nuvole si aprivano un po', era davvero bello... |
Sono arrivato a Bergamo la sera del 31 luglio. La partenza è fissata per il giorno dopo a Carona, alle 8.00. Quindi, la prima cosa da fare è andare a ritirare il pettorale. Dopo 10 anni di trail, ho imparato a fare una prima valutazione proprio da qui: e prendendo a modello la gara di riferimento, l'Ultra Trail du Mont Blanc. Spesso si vedono una bella fila, scatoloni pieni di buste e volontari volonterosi che ti chiedono "Come ti chiami?". Una volta ho risposto "Giacomo Leopardi" e la tizia (gentile e carina) ha iniziato... "Leo... Leo... No, non c'è. Aspetta... Francooooo!".
All'ingresso del palazzetto dello Sport di Bergamo c'è un cartellone con i nomi degli iscritti. E a ogni nome (in ordine alfabetico) corrisponde un numero di iscrizione. Vai allo sportello (ce ne sono tanti, suddivisi per numeri), dici il numero di iscrizione, ti chiedono un documento. Con un sorriso. Ecco come si fa.
Questo hanno fatto. Ma non è finita. Ai trail la sicurezza è importante. Ed è importantissimo avere il materiale obbligatorio. In particolare, ci sono quelle cose che chissà perché tutti dimenticano, #tantononsiusanomai. Coperta termica di emergenza, benda elastica per fasciature, fischietto. Il fischietto, in particolare, non è una sciocchezza. Salva la vita. Ci sono studi che dimostrano che se sai fischiare (o appunto hai un fischietto) hai 8 volte di più le probabilità di salvarti in caso di grave incidente in montagna. Puoi chiamare a lungo e ti sentono a grande distanza.
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| Il pacco gara dell'Orobie Ultra Trail. Così si fa un pacco gara. |
All'Ultra Trail Orobie hanno messo questi elementi essenziali dentro al pacco gara. Il tutto, confezionato in un marsupio rosso proprio carino (che ora uso come porta smartphone/portafogli/chiavi). Particolare interessante: era rossa anche la benda per le fasciature. Non è un dettaglio da poco: permette a tutti gli operatori sul percorso di riconoscere a colpo d'occhio gli infortunati. Chapeau per la scelta.
Non è finita. Oltre alle chiacchiere con le gentilissime addette al controllo, abbiamo ricevuto un paio di birre artigianali. Cosa molto gradita. Per giunta, personalizzate "Ultra Trail" e aromatizzate con bacche di goji e zenzero. Davvero ottime.
Così, con questa bella disposizione d'animo e tutto quanto preparato a puntino, me ne sono andato in albergo a dormire. La mattina dopo, nello stesso posto della consegna pettorali, c'era la navetta, pronta a partire alle 5.30. Il viaggio in autobus fino a Carona è tranquillissimo. Quasi tutti dormono, qualcuno chiacchiera. E si guarda il tempo... che volge al peggio.
Al punto che arrivati a Carona, riceviamo la notizia: partenza rinviata di 30 minuti. Perché lassù, tra i passi che dobbiamo affrontare, ci sono pioggia e nebbia. E avanzare così è pericoloso. Anche qui, bravi organizzatori. Se le gare diventano pericolose, si fermano. Punto. Ora penso a quelli impegnati nella Lunga, da 140 k. Chissà come stanno.
Ore 8.30, il via. Un giro del lago di Carona per sgranare il gruppo e poi su. Molto su. Si inizia a salire e sembra non si smetta mai. In effetti si procede un po' lenti. Complice il fango, o i sassi scivolosi o la troppa gente per un single track. In effetti, forse il giro del lago poteva essere un tantino allungato, vista la strettoia, per dare il tempo al gruppo di assottigliarsi. Si sale verso i Laghi Gemelli, in un paesaggio da fiaba. Tipo il Signore degli Anelli (visto il maltempo, più verso Mordor che alla Contea).
Poi giù verso Alpe Corte e di nuovo su al Brachino e poi alla Capanna 2000. Un momento. Qui le cose cambiano. La salita non diventa soltanto dura. Diventa estremamente dura. Pietre aguzze, spaccasuole e spaccagambe. Vento e acqua, che si alternano a folate di umidità calda e appiccicosa. La Capanna 2000 arriva dopo un lungo traverso, che se ti dà un po' fastidio l'altezza è meglio che non guardi a destra. Dentro la Capanna (che è un vero e bel rifugio), c'è the caldo, buon cibo e tanta gentilezza. Fuori, invece, c'è una discesa che fa paura a guardarla. Perché è una specie di torrente di fango. Inizio a scendere ma non sto in piedi. Infatti, cado. Poi di nuovo. E di nuovo. E poi cado facendo la spaccata. La gamba sinistra stride. Il dolore è una fucilata. E la mia gara è finita.
Solo che per farla finire davvero devo arrivare alla base vita del Passo di Zambla. Ok. Butto giù una tachipirina e via. Un po' zoppico, un po', scaldandomi, sembra che il dolore passi. Se sono fortunato, è solo uno stiramento (lo era). La Base Vita del Passo di Zambia arriva, finalmente. Mi ci sono volute quasi sei ore. Tutto sommato, neanche male.
Qui l'organizzazione si rivela impeccabile. Vengo immediatamente ricevuto dai medici, che mi mandano in palestra dal fisioterapista. Controllo, massaggio, consigli per il recupero e "sdraiati sul lettino, togli i vestiti bagnati e copriti con la coperta termica. Alle 18 parte la navetta". Cavolo, alle 18? Io sono arrivato qui alle 14.30... devo aspettare. Va bene, pazienza. Qui si sta bene.
Arrivano le 18 e arrivano altri trailer che si devono ritirare. L'unica che non arriva è la navetta. Nemmeno alle 18.30. Nemmeno alle 19. E noi l'aspettiamo nel piazzale, senza una tettoia e con indosso i nostri impermeabili. Ok, che qualcosa andasse storto ci sta.
Anche perché, informati da noi, gli organizzatori si danno da fare. Sono gentili, ci spiegano che il maltempo sta mettendo a dura prova tutto quanto e che stanno pensando di sospendere la gara (lo faranno dopo circa un'ora). Trovano un pullmino che ci porta a Bergamo, lasciandoci dove vogliamo come improvvisando una linea Trail che in città (per ora...) non esiste.
Torno in albergo, con quella vena di tristezza che mi accompagna quando una gara non finisce al traguardo. Tutto sommato, però, è andata bene. Potevo farmi male sul serio.
Stappo una birra "Ultra Trail" ed è davvero ottima.
Come ottimo è stato tutto quanto in questa nuova avventura trail. Dura, durissima. Forse anche troppo per un Trail Classico: in alcuni tratti poteva essere considerata una Skymarathon (vuol dire una gara più dura di un Trail, ma qui si aprirebbe un dibattito infinito...).
Ora ho in testa un paio di pensieri. La mia decima CCC tra tre settimane e una cosa che dovrebbe succedere l'anno prossimo. Non l'hanno ancora detto, ma... quando si corre l'Orobie Ultra Trail 2016?
ps Stamattina, dopo 48 ore di stop sono uscito per allenamento. 10k in scioltezza, pianura a 4.30 al km. Tutto bene, solo un po' di fastidio.
lunedì 20 aprile 2015
Wings For Life World Run /2 - I consigli di Giorgio Calcaterra
Abbiamo incontrato a Milano, sul Naviglio della Martesana, il grande Giorgio Calcaterra, ambassador italiano della Wings For Life World Run. La corsa del 3 maggio 2015 che si corre in tutto il mondo contemporaneamente. In Italia l'appuntamento è a Verona. E tutti possono correre per chi non può farlo. Basta iscriversi e aver voglia di partecipare.
martedì 7 aprile 2015
Come partecipare alla Wings For Life World Run 2015
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| La partenza della Wings for Life World Run del 2014 a Verona. |
Che cosa è? È una corsa su strada che ha tre caratteristiche. Primo, è per beneficienza. Totalmente per beneficienza, nel senso che la pagano gli sponsor (Red Bull su tutti) e il 100% di quello che ci metti di iscrizione viene usato per finanziare la ricerca nella cura delle lesioni del midollo spinale.
Secondo, non devi tagliare il traguardo. È lui che ti insegue. Terzo, si corre in tutto il mondo contemporaneamente.
Come funziona. La corsa parte il 3 maggio alle 11 UTC (le 13.00 in Italia, a Verona): dall’America all’Asia fino all’Australia, l’orario sarà lo stesso per tutti i partecipanti nelle 35 città coinvolte. Dopo 30 minuti (alle 13.30 italiane) partiranno le Catcher Car: 35 vetture (una in ogni città del mondo dove si svolge la corsa) con a bordo speciali sensori, capaci di rilevare il chip a radiofrequenza presente su ogni pettorale.
Tutte le 35 auto sono collegate tra loro via Internet, in modo da scambiarsi i dati in tempo reale. Muovendosi a una velocità prefissata (che aumenta gradualmente durante la corsa), le auto raggiungeranno man mano i corridori: che, una volta superati, saranno eliminati dalla competizione. Fino a quando, in tutto il mondo, ne resterà solo uno: il vincitore assoluto.
Tutte le 35 auto sono collegate tra loro via Internet, in modo da scambiarsi i dati in tempo reale. Muovendosi a una velocità prefissata (che aumenta gradualmente durante la corsa), le auto raggiungeranno man mano i corridori: che, una volta superati, saranno eliminati dalla competizione. Fino a quando, in tutto il mondo, ne resterà solo uno: il vincitore assoluto.
Tutto chiaro? Bene. Ora direi che non hai scuse: anche perché Verona (la città dove si corre anche quest'anno la Wings for Life World Run) è perfetta per starci un po' con la famiglia. E c'è pure il ponte del primo maggio.
Ancora una cosa. Grazie alla collaborazione con Focus è possibile iscriversi al Team Ufficiale di Focus, per "sfidare" amici e colleghi del blog Quanto Corri papà.
sabato 6 dicembre 2014
Il papà e la Campionessa: al Portofino Trail inizia il viaggio di Vera Poiatti
| Vera Poiatti in allenamento (va be, su strada...). |
"Ciao Carlo!"
"Ciao... sei..."
"Vera!"
"Ah ciao! Come va?"
"Bene. Devo chiederti una cosa".
Non so perché, ma sapevo che avrei detto di sì.
Vera mi ha chiesto di aiutarla a diventare una trailer. Ha alle spalle una maratona, ma nel suo passato (oggi è un quasi avvocato) c'è molto di più. Nel 2003 Vera Poiatti ha conquistato la medaglia di Bronzo ai Campionati del Mondo di Canottaggio ad Atene, nel quattro di coppia.
Dai 10 ai 19 anni la vita della "gracilina" Vera (oggi se casomai mi desse una sberla starei in giro una mezza giornata) è scandita dagli allenamenti. Come dice lei, "niente sabati, domeniche, o Natali".
Vera sa cosa vuol dire impegnarsi e far fatica. Ma per 7 anni, quando scopre l'amore per lo studio del diritto (non è tennis, è giurisprudenza), Vera non fa più nulla. Appende la canoa al chiodo.
Io l'ho conosciuta la scorsa estate. Alla corsa di San Zaccaria, in Oltrepo Pavese. Aveva negli occhi l'entusiasmo di chi ha scoperto un amore nuovo.
Quest'anno, Vera ha messo in archivio la Maratona di Barcellona. E, mi racconta, dopo tanta acqua ha deciso di guardare le montagne.
| Questa è sempre lei, prima (?) dell'allenamento. |
Una vita con la sveglia che suona presto, lo zainetto, il bicchiere obbligatorio, il camel bag, i bastoncini, i carboidrati liquidi, le barrette, l'acqua gasata ai ristori. Una vita che inizia con qualche passo sul Monte di Portofino: ma è già proiettata al Monte Bianco, alla regina degli Ultra Trail.
Una vita coi piedi sui sassi, nel fango, sulle pietre.
Una vita a guardare le montagne con occhi diversi, immaginando il tempo che ci metterai ad arrivare su quella vetta là, per poi chiederti come sarà la discesa di corsa...
Non è la prima volta che aiuto qualcuno a diventare un trailer. È un privilegio e, insieme, una responsabilità. Come si fa? Non è che abbia la ricetta giusta. Rifletto un po' su quello che penso sia giusto. Credo che sia importante iniziare piano, da qualcosa di piccolo: in questo senso, i 26 km del Trail del Monte di Portofino sono perfetti.
Dislivelli interessanti, terreno con tratti semplici e qualche discesa ben tecnica, panorami bellissimi quando le montagne mettono i piedi nel mare, focaccia al ristoro finale.
Domani non correrò per me: domani aiuterò qualcun'altro a capire cosa succede quando in salita sembra di non farcela più. Quando i piedi faranno un po' male, come le caviglie e tutto il resto.
Partiremo insieme e arriveremo insieme.
Ma più di tutto, ho una grande responsabilità: perché l'obiettivo di Vera non è solo quello di "fare una corsa in montagna". Vuole avvicinarsi all'Ultra Trail, le lunghe distanze che ti fanno correre un giorno e una notte.
Domani, al Trail del Monte di Portofino, Vera inizia la sua avventura: quella che la farà diventare un'ultra trailer. Passo dopo passo.
mercoledì 24 settembre 2014
Due papà, 100 chilometri. La nostra The North Face Ultra Trail du Mont Blanc - CCC2014
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| Questo sono io che arrivo. Era ancora buio. |
Sì, quasi 15 giorni. Perché a volte c'è troppa emozione: troppe cose che ti sono cresciute dentro. Tanti chilometri, tantissimi contando anche l'allenamento: e bisogna lasciarle un po' decantare.
Ok, come è andata lo sapete: grazie a Facebook e all'applicazione LiveTrail ci avete seguito in tantissimi. Grazie di cuore: perchè rivedere i vostri post di incoraggiamento mi commuove anche ora.
Per la cronaca. Io ho terminato la Courmayeur - Champex - Chamonix in 21 ore, 2 minuti e 25 secondi. Renzo ci ha messo 22 ore, 17 minuti e 25 secondi.
Ci siamo svegliati alle 6.45, la mattina della gara. Avevamo preparato tutto quanto la sera prima, come è giusto. Poi siamo andati in auto da Chamonix a Courmayeur per la partenza. Due amiche speciali, Greta e Sibilla, ci aspettavano nel loro albergo. Con calma, nella hall, abbiamo controllato tutto quanto.
"Ce l'hai la lampada?"
"Sì"
"E l'altra lampada?"
"Sì"
"E le pile?"
"Si"
"E il telo termico?"
"Si"
"E i sali?"
"Carlo, che ne pensi se ti faccio ingoiare lo zaino e le bacchette?"
"Ok, andiamo"
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lunedì 18 agosto 2014
Quanto corre Daniele Meucci. Maratoneta, papà e Campione
| Daniele Meucci che taglia il traguardo della Maratona ai Campionati Europei di Zurigo 2014. (foto da LaStampa.it) |
Lui è un maratoneta professionista. E ha vinto la maratona dei Mondiali di Atletica di Zurigo, regalando così all'Italia un risultato favoloso.
Mi hanno colpito le sue parole dopo il traguardo: "Negli ultimi chilometri ho pensato solo ai miei figli, a quanto mi spingono". Sì, perché i figli ti spingono.
Ti spingono a mettere la sveglia alle 6, perché è bello correre di mattina. Ma è ancora più bello tornare per preparare loro la colazione.
Ti spingono a portare a casa tutti i pacchi gara intonsi, perché c'è sempre dentro qualcosa che piace a loro.
Ti spingono a metter loro al collo le medaglie, che poi finiscono tra i giochi e si perdono: e va bene così, perché sono servite allo scopo. Farli sorridere.
Ti spingono a dare il massimo quando corri: mica per arrivare primo... ma perché ti aiutano il quel processo di selezione naturale delle cose importanti della vita.
Io penso che chi corre abbia più chiaro degli altri cosa è veramente importante. Chi corre e ha figli, lo sa anche di più. Perché sa che fatica, dolore, allenamenti, organizzarsi, in pratica farsi il beneamato mazzo, non lo fai tanto per te. Non lo fai per fare una foto e condividerla. Non lo fai per avere due lire in più.
Lo fai per loro. Che sono il tuo futuro. Ce lo ha ricordato anche Daniele.
venerdì 25 luglio 2014
Due papà alla The North Face Ultra Trail du Mont Blanc
Courmayeur, venerdì 29 agosto. Ore 9 del mattino. Due papà. Cento chilometri di corsa.
E una montagna da affrontare, il Monte Bianco.
Il post continua dopo il video.
Otto anni fa, nel 2006, ho provato per la prima volta l'emozione di un Ultra Trail. E ho potuto farlo nella regina di queste corse, la The North Face Ultra Trail du Mont Blanc.
Dopo 45 chilometri, a Champex Lac, mi sono ritirato. Sfatto. Ma cambiato, per sempre.
E una montagna da affrontare, il Monte Bianco.
Il post continua dopo il video.
Otto anni fa, nel 2006, ho provato per la prima volta l'emozione di un Ultra Trail. E ho potuto farlo nella regina di queste corse, la The North Face Ultra Trail du Mont Blanc.
Dopo 45 chilometri, a Champex Lac, mi sono ritirato. Sfatto. Ma cambiato, per sempre.
Quest'anno, affronto la The North Face Ultra Trail du Mont Blanc - CCC (Courmayeur Champex Chamonix) - per la nona volta. Ma non sarò solo. L'amico Renzo Zanetti, triatleta sedotto dai trail, sarà al mio fianco. Due papà, insieme, affronteranno le salite e le discese della montagna più alta d'Europa.
E potrete seguirci, in diretta sul blog quantocorripapa.blogspot.it, momento per momento.
Da oggi al 29 agosto vi racconteremo allenamenti, sensazioni, difficoltà ed emozioni.
Potrete vivere giorno per giorno il nostro avvicinamento alla The North Face Ultra Trail du Mont Blanc. E alla sera di giovedì 28 agosto, quando arriveremo a Chamonix per il ritiro del pettorale, inizieremo a raccontarvi la corsa "da dentro".
La mattina successiva, giorno della gara, potrete sapere in ogni istante dove ci troviamo, grazie alla copertura live della corsa dalle 9 del mattino.
Da oggi al 29 agosto vi racconteremo allenamenti, sensazioni, difficoltà ed emozioni.
Potrete vivere giorno per giorno il nostro avvicinamento alla The North Face Ultra Trail du Mont Blanc. E alla sera di giovedì 28 agosto, quando arriveremo a Chamonix per il ritiro del pettorale, inizieremo a raccontarvi la corsa "da dentro".
La mattina successiva, giorno della gara, potrete sapere in ogni istante dove ci troviamo, grazie alla copertura live della corsa dalle 9 del mattino.
Cosa significa preparare un'ultra trail di 100 chilometri? E come si concilia con l'essere papà, in tutto, di quattro figli (due a testa, dai 2 ai 16 anni)? Ve lo racconteremo qui.
Vi faremo vedere che è possibile. Alla fine, siamo sicuri, i nostri figli saranno orgogliosi di noi, comunque vadano le cose.
E chissà che, il prossimo anno, non ci siano altri papà che vogliono venire a correre con noi.
Vi faremo vedere che è possibile. Alla fine, siamo sicuri, i nostri figli saranno orgogliosi di noi, comunque vadano le cose.
E chissà che, il prossimo anno, non ci siano altri papà che vogliono venire a correre con noi.
#ultrapapatrail
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lunedì 23 giugno 2014
Correre più veloce del Sole, intorno al Monte Bianco
Aggiornamento - Ecco il video della corsa. Da vedere (Wow). Sotto, continua la notizia.
Correre all'alba è bellissimo. Non so bene perché, ma penso che sia qualcosa che ha a che fare coi cicli circadiani. O forse, con un programma neurale che non sa niente di sveglie o lampadine, ma funziona con comandi semplici: c'è buio, dormi. C'è luce, alzati. E corri.
Ci sono corridori dell'alba e corridori del tramonto. E poi ci sono quelli che corrono per tutta la durata della giornata. Anzi, che corrono per battere il sole.
Lo hanno fatto, riuscendoci, gli atleti che hanno partecipato a una sfida pazzesca organizzata da Asics. Outrun the Sun intorno al Monte Bianco il 21 giugno, nel giorno più lungo, quando il Sole è più "lento" che mai. Lento al punto che gli atleti sono riusciti a correre più veloci del Sole, girando intorno al Monte Bianco in 15 ore, 3 minuti e 37 secondi: 37 minuti dopo, il Sole è tramontato.
Xavier Thevenard, vincitore nel 2013 dell' Ultra-Trail du Mont-Blanc, Kota Araki, ultratrailer, Jonas Budd, detentore del record del mondo sulle 100 miglia in montagna e Thomas Lorblanchet, ex campione del Mondo di Trail Running: questi sono i vincitori della sfida. Che hanno anticipato soltanto di 33 secondi i loro sfidanti: Genis Zapater, scialpinista e trailer, Megan Kimmel, trail runner, Sylvaine Cussot, trail runner, Lukas Naegele, mezzofondista, Iazaldir Feitoza Santana, runner, Holly Rush, maratoneta.
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| Il Team Ultratrail al traguardo di Chamonix. |
Ci sono corridori dell'alba e corridori del tramonto. E poi ci sono quelli che corrono per tutta la durata della giornata. Anzi, che corrono per battere il sole.
Lo hanno fatto, riuscendoci, gli atleti che hanno partecipato a una sfida pazzesca organizzata da Asics. Outrun the Sun intorno al Monte Bianco il 21 giugno, nel giorno più lungo, quando il Sole è più "lento" che mai. Lento al punto che gli atleti sono riusciti a correre più veloci del Sole, girando intorno al Monte Bianco in 15 ore, 3 minuti e 37 secondi: 37 minuti dopo, il Sole è tramontato.
Xavier Thevenard, vincitore nel 2013 dell' Ultra-Trail du Mont-Blanc, Kota Araki, ultratrailer, Jonas Budd, detentore del record del mondo sulle 100 miglia in montagna e Thomas Lorblanchet, ex campione del Mondo di Trail Running: questi sono i vincitori della sfida. Che hanno anticipato soltanto di 33 secondi i loro sfidanti: Genis Zapater, scialpinista e trailer, Megan Kimmel, trail runner, Sylvaine Cussot, trail runner, Lukas Naegele, mezzofondista, Iazaldir Feitoza Santana, runner, Holly Rush, maratoneta.
Due squadre, un'unica impressionante staffetta lungo 152 km con un dislivello di 9.600 metri, più in alto del Monte Everest. E una escursione termica da 0 a 27 °C.
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| Lukas Naegele, atleta tedesco del Team Ultratrail impengato nella Asics Outrun The Sun. |
Il 21 giugno io non ero a Chamonix. Ma quando ho saputo della loro incredibile avventura, mi è venuta voglia di alzarmi all'alba. E di affrontare una montagna. L'ho fatto ed è andata bene.
Al ritorno, ho incontrato un altro trailer. Mi ha superato, mi ha salutato e, prima di un bivio, mi ha aspettato. Per dirmi ciao, ci vedremo la prossima volta.
Chissà se qualcosa di simile è passato nella testa e nel cuore delle due squadre di Asisc Outrun the Sun. Il Sole, in realtà, non lo puoi battere davvero. Lo superi e poi lo aspetti.
Perché, come dice Marco Olmo, il grande ultratrailer italiano, perfino ogni sasso che calpesti ha più storia di te. Nei volti e negli occhi degli 11 straordinari trailer di Outrun The Sun c'è quella consapevolezza. La stessa che c'è in ogni vero runner.
martedì 3 giugno 2014
Alla Cortina Dobbiaco 2014: pensando che, a volte, è un po' più difficile
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| La linea di partenza della Cortina Dobbiaco Run 2014. |
Sì, mi sono mosso all'ultimo momento. E se non era per Mizuno (a proposito, conoscete la storia?), manco avevo il pettorale all'ultimo minuto. Grazie. Il fatto è che preparare la borsa alla sera tardi è sbagliato.
E' buio, dove sono le cose? Come faccio con il led dell'iPhone... Accendo la luce. Click.
"Ma cosa fai?"
"Niente, dormi..."
"Come niente... fai anche rumore..."
"Ma sì, le cose per domani... hai mica visto quelle barrette al cioccolato..."
Certo che, a volte, me le cerco. Non le barrette.
Risultato: sveglia alle 5.30, in macchina alle 6. Solo che il telecomando del cancello bisognava spostarlo da una macchina all'altra... e anche i seggiolini dei cuccioli... che poi le chiavi dell'altra macchina le avevo anche lasciate di sopra.
Alle 8.30 sono a Cortina.
"Amore sono arrivato! Partiamo tra un'oretta..."
"Bene. Noi siamo ancora a letto."
"Ah... senti, venite a Dobbiaco a vedermi?"
"....."
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| Non gli ho chiesto se è un papà: non avevo il coraggio... |
Sì, decisamente me le cerco.
Alle 9.30 parte la corsa. Sono davanti, coi top runner! Se dico che le montagne di Cortina sono belle, dico una banalità. Di solito evito le banalità. Ma le montagne di Cortina sono proprio belle.
Tredici km di salita. Ma sì, si fanno. Solo che c'è un po' di agonismo qui, la gente sgomita. Va be, amen. A Cima Banche si gode il panorama.
E a me viene un pensiero. Sono venuto qui sfidando la fatica di una gara di 71 km di quindici giorni fa, una di 7 (ma tiratitiratitirati) di domenica scorsa e adesso sono qui a dare l'anima. Solo che a casa sono un po' nervosi. E dispiaciuti. Sì. Forse era meglio non andare.
E' un pensiero sottile. Ma continua a girarmi in testa per i successivi 17 km di discesa. E così non "volo" come pensavo. Sento un po' di stanchezza, dentro e fuori. Tengo duro, ecco Dobbiaco.
Taglio il traguardo, bellissimo, in due ore e mezza. Sono contento. Anche perché ho visto un sms.
"Mi fai sapere quando arrivi?"
"....Ciao! Sono arrivato, è andata bene!"
"Che bello. Hai visto che montagne?"
"Sì. Mi cambio e arrivo, ok?"
"Sì. Qui ti aspettiamo tutti".
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| Verso la linea di start della Cortina Dobbiaco Run 2014. |
"Papà, che bella! Grazie!"
No, grazie a voi.
Adesso, almeno una settimana senza corsa. Va be, facciamo 5 giorni. Oggi non ho corso. Forse domani sera, una sgambatina così per sciogliere le gambe...
lunedì 26 maggio 2014
VIDEO - Giovanni Storti alla Wings For Life World Run di Verona
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| La partenza della Wings for Life World Run di Verona. |
Un bagno di folla che corre, col sorriso e con la voglia di aiutare gli altri. E per la prima volta al mondo, con la gente che correva per scappare dal traguardo. C'era anche Giovanni Storti, comico, runner e papà. Ah, anche scrittore, insieme al mitico Franz Rossi. Gli abbiamo parlato. Quello che ci ha detto è in questo video. Enjoy!
mercoledì 21 maggio 2014
Alle Porte di Pietra, corro perché ho midollo
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| All'arrivo, sembro un concorrente dello Sconvolt Quiz. |
Già, perché quest'anno ho corso per la quinta volta Le Porte di Pietra. Settantun chilometri di appennino ligure. Quattromila metri di dislivello. Partenza e arrivo a Cantalupo Ligure. Ed è stata una volta "più speciale delle altre".
Le Porte di Pietra vanta, giustamente, il primato dell'Ultratrail decano d'Italia. E' una corsa fantastica, dura, fatta di salite e discese lunghe e impegnative. Si corre e si cammina, arrancando un po', sulle pendici delle montagne (per me) più belle dell'appennino Ligure. Il monte Antola, il Carmo, il Legna, il Chiappo, l'Ebro. Le zone della Via del Sale.
Partiti da Cantalupo alle 6.00 del mattino, siamo stati accolti e coccolati da sole e aria fredda. Sì, di solito è un pessimo mix. Ma quando si corre in montagna, quei 10 gradi di media sono una manna dal cielo. Nè caldo nè freddo. Va bene così.
Si attacca subito a salire, dopo la Passerella di Pertuso. Via, su per un sentiero con corda e catena da andar su mani e piedi fino alla croce degli alpini. Sono con Renzo, grande amico e grande triatleta, compagno di follia proprio lungo la Via del Sale.
Procediamo insieme, su un buon tempo. L'idea è quella di finire in meno di 12 ore. Costa Salata, una bella serie di su e giù. E poi la salita al monte Buio, antipasto dell'Antola. Ed ecco, la crisi di stomaco. Nausea. Non riesco a mangiare le barrette e anche l'acqua diventa fastidiosa. Renzo mi stacca.
E si avvicina lui. A vederlo, pare Ibrahimovic. Anzi, per me che sono cotto da un accenno di ipoglicemia, è Ibrahimovic.
"Ciao. Com'è?"
"Eh va mica male dai. E tu?"
Diosanto, parla come Valentino Rossi.
"Ma sì..."
"Di dove sei?"
"....p...a....ia..."
"Eh?"
"Pa....VIA"
"Ah. Io son di Modena... Ma Pavia Pavia o...?"
"Senti scusa... mi devo concentrare, ho la nausea e..."
"No, scusami tu!"
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| Christian (a sinistra) e Renzo (a destra) all'arrivo delle Porte di Pietra. |
Via di nuovo. La discesa dall'Antola è un volo. Capanne di Carrega, trovo papà che fa assistenza, Renzo è avanti di 10 minuti. Attacco il Carmo, di nuovo in volo verso Capanne di Cosola. Di nuovo il rifornimento, Renzo è avanti di 6, 7 minuti.
Chiappo, Ebro e Giarolo. Le tre salite finali. E la discesa nella pietraia. All'arrivo, Renzo mi ha preceduto di 8 minuti. Greta mi accoglie con una birra: ed è bellissimo accorgersi che ci sono amici che ti hanno pensato mentre davi l'anima per 11 ore e 37 minuti.
Ma è ancora più bello accorgersi che Ibrahimovic si chiama Christian De Maria. Che è socio Admo, come me. E che si è inventato una iniziativa favolosa, Corro perché ho midollo. Christian non è solo uno che ama la montagna e il trail. E' uno che ama gli altri. Quelli che non sa come si chiamano: sa solo che hanno bisogno del nostro midollo osseo per guarire dalla leucemia.
A tavola, dopo la corsa, si siede davanti a me. E mi racconta, con un sorriso che non risente della stanchezza dei 71 km, la sua voglia di correre per gli altri.
Mi vengono da dirgli poche parole.
"Senti, scusami... sono stato scortese. Ma ero davvero cotto, non stavo bene..."
"Ma scherzi? Cercavo di parlarti un po' perché ti ho visto in difficoltà".
Non servono altre parole. Correndo ci si capisce benissimo.
Adesso, fate qualcosa di utile.
Diventate donatori di midollo osseo.
martedì 6 maggio 2014
Perché si corre. La risposta della Wings For Life World Run
| A Verona faceva un caldo torrenziale. (Non vale usare Google per la citazione). |
Alcuni corrono per il risultato. Perché amano il crono (ho una amica che è triste come fosse morto il gatto se fa una mezza 5 secondi più lenta della precedente) o per l'adrenalina del traguardo. Il mio amico Claudio correva ogni tapasciata come fosse stato un campionato del mondo (parole sue).
E poi ci sono quelli che corrono (anche) per far qualcosa per gli altri. E' con questo spirito che è nata la Wings For Life World Run. Quella corsa che domenica 4 maggio a Verona e in tutto il mondo ha portato persone diverse a correre per chi non può farlo.
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| Sulla linea di partenza a Verona. |
Non solo: è stata una prova del nove per una tecnologia bella e affascinante. Il traguardo ha inseguito i corridori, e lo ha fatto benissimo.
Io mi ero dato come obiettivo 30 km di corsa. Non è che avevo studiato il percorso prima.... Verona è in pianura, sarà tutta pianura, no? No. Dal 21 km sono iniziate le colline. E i saliscendi. Lo scendi è ok. E' il sali che, dopo una mezza nelle gambe e il sole che picchia (si era partiti alle 12), era proprio duro.
Be, ho vissuto un momento indimenticabile. Ho sentito la Catcher car che si avvicinava, appena prima del km 29. Sì, corro per il piacere... ma cavolo. Avevo detto 30 km e non ce la faccio per così poco. Solo che proprio non ce la faccio più. Arrivano i 4 ciclisti che precedono la Catcher Car.
"Dai, ci sei quasi..."
"....sì...ma....volevo.....farne.........trenta......"
"Be, vieni in mezzo a noi. E non mollare. Perché ci sono persone che vorrebbero correre e non possono. Ora che fai, molli?"
".............."
(No. NO. No che non mollo)
"Ci sei! CI SEI!!!!".
Morale. La macchina mi ha preso dopo 30 km e 150 metri. E non sono mai stato così felice.
ps A quanto pare ho anche fatto il risultato. 52esimo, su 1328 partecipanti in Italia. Non corro per il crono, ma un po' di soddisfazione ci sta, no?
pps. Giorgio Calcaterra è un grande. Sul serio.
lunedì 28 aprile 2014
Correre sul Monte Fuji in Giappone: con The North Face si può
Questa è proprio una corsa che vorrei fare. Ci sono solo due problemi. Primo, è in Giappone. Secondo, è in Giappone. Ecco, quello è il problema. Andarci implica un sacco di soldi da spendere e un sacco di tempo. Chissà, forse un giorno.
Nell'attesa, guardate il video qui sotto. Bellissimo, molto zen. E, intanto, riflettiamo su questo pensiero: se siamo in pace, tranquilli, e apprezziamo il suono dei nostri passi di corsa, non c'è bisogno di andare lontano.
Ultra-Trail® Mt. Fuji 2014 di UltraTrailMontBlanc
Nell'attesa, guardate il video qui sotto. Bellissimo, molto zen. E, intanto, riflettiamo su questo pensiero: se siamo in pace, tranquilli, e apprezziamo il suono dei nostri passi di corsa, non c'è bisogno di andare lontano.
Ultra-Trail® Mt. Fuji 2014 di UltraTrailMontBlanc
martedì 22 aprile 2014
Non siamo corridori, siamo maratoneti: il video di Asics
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| Guardate con chi dorme un runner la sera prima.... |
Che sia New York, Parigi, Milano, Boston, Roma o quella sotto casa, in un paese... conta poco.
La maratona è un modo di essere. Anche di essere papà.
ps. Sapevate che Asics vuol dire "Anima sana in corpore sano"? #sapevatelo
martedì 15 aprile 2014
Corri per chi non può farlo alla Wings for Life World Run: il 4 maggio a Verona
Si avvicina la Wings For Life World Run, la corsa per chi non può correre. Una gara unica, per la prima volta con la stessa partenza alla stessa ora in tutto il mondo il 4 maggio 2014 alle 12 in Italia.
Organizzata dalla Wings For Life Foundation, associazione che finanzia la ricerca per la cura delle lesioni al midollo spinale, ha diverse location nel mondo: una è in Italia, a Verona.
L'iscrizione costa 40 euro e possono partecipare tutti, ognuno con un diverso obiettivo e correndo o passeggiando al ritmo preferito. Perché sarà il traguardo a inseguire i corridori!
Per iscriverti vai sul sito ufficiale della Wings For Life World Run. Che aspetti?
Il 100% del ricavato finanzierà la cura delle lesioni al midollo spinale.
Con la scusa di Romeo e Giulietta, puoi portare anche la tua lei e i tuoi bambini. Sarà bellissimo.
sabato 12 aprile 2014
La Maratona di Parigi in due minuti e mezzo
Si può raccontare un'intera maratona in due minuti e mezzo di immagini e suoni? Se l'hai corsa col cuore, sì. Se l'hai corsa pensando che era quasi impossibile, visto il mese di stop causa ginocchio malandato, sì.
Se l'hai corsa con quel filo di nostalgia per aver lasciato a casa moglie e cuccioli, ci puoi provare. Puoi, se è la Schneider Electric Paris Marathon. Una maratona da correre con il cuore. Io ci ho provato. Così.
Ps resta anche il ricordo della Breakfast Run... wow. Che colazione. Anche se non in Zona...
domenica 6 aprile 2014
Due città, una maratona: in bocca al lupo da Parigi a Milano
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| Alla fine ho scelto le... |
In bocca al lupo da Parigi a Milano, all'esercito di 65.000 persone che ha scelto di far battere il proprio cuore un po' di più.
In bocca al lupo a chi corre per qualcosa. Per dare, per ricevere, per ricordare, per stare bene o per far stare bene qualcuno.
In bocca al lupo per chi corre solo perché ha voglia di correre. E in questo modo, onora la corsa.
venerdì 4 aprile 2014
A Parigi, per correre la maratona della nonchalance /4
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| Quasi quasi corro dietro a questa. Tra l'altro, è elettrica. |
Stamattina la sveglia è suonata alle 6. Già. Stavolta non c'erano bambini da portare all'asilo, ma un po' di lavoro da fare. Fatto. A colazione (in Zona, come d'abitudine: l'aggiuntina di carboidrati la faccio da domani), manco l'ombra di un italiano. Saranno tutti in altri alberghi... o forse la maggior parte arriva domani: è ragionevole, in effetti. Sono io che l'unica maratona che ho fatto all'estero è New York, dove si arriva almeno 2 giorni prima per non ritrovarsi fusi dal fuso.
Con l'aspettativa del casino pazzesco sono andato alla Porte de Versaille, al Palazzo dello Sport dove consegnano i pettorali. E qui, sul serio, ho sentito per la prima volta l'aria della maratona. Non c'è la calca ordinata, imbrigliata dall'american way of organàis de pìpol che se non li organàis magari tirano fuori il calàscnicof. Qui non si passa sotto ai metal detector, non ci sono poliziotti armati fino ai denti. Ci sono tante persone (la maggior parte un po' in là con gli anni) che sorridono un sacco. Si sforzano di parlare in tutte le lingue. E hanno una parola gentile per tutti.
mercoledì 5 marzo 2014
#8MARZO - Un' ottima occasione per portarla a correre (senza mimosa)
| Non è impossibile che venga a correre anche lei. Se fai le scelte giuste. |
Quindi l'8 marzo io non regalo mimose. E neanche faccio spogliarelli nei locali (in effetti non me lo hanno mai chiesto). Comunque, vado a fare una corsa un po' speciale. Breve, per tutti. Solo 3 km. Ma si tratta di una corsa importante, la Pink Run. Una corsa tutta in rosa, dedicata alle donne nella loro giornata. La organizza l'associazione sportiva 100 Torri di Pavia, insieme a Yac Italia, che riunisce giovani donne che combattono contro il cancro al seno, col patrocinio del Coni, della Fondazione Veronesi e del Comune di Pavia.
Ci si trova alle 10 del mattino in Piazza della Vittoria a Pavia. La partenza sarà alle 11.00. L'offerta minima per l'iscrizione è di 3 euro: e si avrà in cambio una tshirt speciale disegnata per la corsa.
Si tratta di una buona causa. Ed è l'occasione per correre insieme alla tua lei. Che conoscerà altre giovani donne, trascinate dal compagno.
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| La Brooks Transcend in versione Diva Pink. |
Brooks ha infatti lanciato la versone Diva Pink della sua Transcend, la scarpa che si adatta a qualsiasi runner.
Forse non vi riuscirà convincerla a correre con voi. Ma provarci con una scarpa così, dà qualche chance in più.
Ps. La frase corretta da dire mentre le consegnate le scarpe è: "Ma hai visto come ti stanno? Sembri anche più magra... Certo, le runner hanno un fisico... Sì, ma comunque anche il tuo... Nel senso, certo che... Ti va un bel bagno caldo?.. Ah, non abbiamo la vasca? Peccato...".
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