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giovedì 27 agosto 2015

#10anniditrail - Alla Columbia Ultra Trail du Mont Blanc 2015

Oggi compio 10 anni di Trail. All'Ultra Trail du Mont Blanc 2015
Oggi sono accadute tre cose che non mi aspettavo. La prima è che sono qui a Chamonix per correre la CCC per la decima volta. E no, dieci anni fa non me lo sarei proprio aspettato. Quando l'amica Laura Calevo, che nel 2006 si occupava dell'ufficio stampa di The North Face, mi ha telefonato per dirmi che "...sai, si corre in montagna. È un po' dura, ma è così affascinante...", non immaginavo che questo particolare tipo di corsa sarebbe stato così importante per me. E men che meno immaginavo che l'avrei fatto diventare un appuntamento lungo ben 10 anni. 

mercoledì 5 agosto 2015

Come si organizza una gara di corsa in montagna: l'Orobie Ultra Trail


La partenza della GTO
Che cosa è un trail? L'ho scritto molte volte. È una gara di corsa in montagna, su sentieri escursionistici. Quei sentieri che si fanno, normalmente, al passo. Con uno zaino pesante, le scarpe da trekking, gli amici e la birra alla fine (o durante).

Dicendo "gara" si dice un po' tutto: la gente, l'organizzazione, la sicurezza, le iscrizioni, i controlli, il materiale obbligatorio... C'è modo e modo di farli. E ci sono le gare "storiche", ben rodate o da sempre un po' scrause, e quelle nuove, che sono una scommessa.

Quando nasce una gara, si fa una scommessa. Riusciranno a organizzarla bene? Verrà gente? Piacerà? Ho partecipato alla versione "corta" (70 km) dell'Orobie Ultra Trail, neonata competizione sulle prealpi bergamasche. E ho corso (o ho tentato di correre) la GTO, il Gran Trail Orobie. Tentato perché mi sono infortunato. Capita. Stiramento di 4 cm al muscolo gracile della coscia sinistra.

Quando le nuvole si aprivano un po', era davvero bello...
Ok, ora ho messo le mani avanti (le ho messe anche quando sono planato in discesa, ma non è mica servito). E posso raccontarvi qualcosa di diverso dalla cronaca della gara. Perché l'Orobie Ultra Trail non è stata soltanto una nuova gara. È stata un esempio da seguire su come si organizza una nuova gara e su come si accolgono i partecipanti.

Sono arrivato a Bergamo la sera del 31 luglio. La partenza è fissata per il giorno dopo a Carona, alle 8.00. Quindi, la prima cosa da fare è andare a ritirare il pettorale. Dopo 10 anni di trail, ho imparato a fare una prima valutazione proprio da qui: e prendendo a modello la gara di riferimento, l'Ultra Trail du Mont Blanc. Spesso si vedono una bella fila, scatoloni pieni di buste e volontari volonterosi che ti chiedono "Come ti chiami?". Una volta ho risposto "Giacomo Leopardi" e la tizia (gentile e carina) ha iniziato... "Leo... Leo... No, non c'è. Aspetta... Francooooo!".

All'ingresso del palazzetto dello Sport di Bergamo c'è un cartellone con i nomi degli iscritti. E a ogni nome (in ordine alfabetico) corrisponde un numero di iscrizione. Vai allo sportello (ce ne sono tanti, suddivisi per numeri), dici il numero di iscrizione, ti chiedono un documento. Con un sorriso. Ecco come si fa.

Questo hanno fatto. Ma non è finita. Ai trail la sicurezza è importante. Ed è importantissimo avere il materiale obbligatorio. In particolare, ci sono quelle cose che chissà perché tutti dimenticano, #tantononsiusanomai. Coperta termica di emergenza, benda elastica per fasciature, fischietto. Il fischietto, in particolare, non è una sciocchezza. Salva la vita. Ci sono studi che dimostrano che se sai fischiare (o appunto hai un fischietto) hai 8 volte di più le probabilità di salvarti in caso di grave incidente in montagna. Puoi chiamare a lungo e ti sentono a grande distanza. 
Il pacco gara dell'Orobie Ultra Trail. Così si fa un pacco gara.

All'Ultra Trail Orobie hanno messo questi elementi essenziali dentro al pacco gara. Il tutto, confezionato in un marsupio rosso proprio carino (che ora uso come porta smartphone/portafogli/chiavi). Particolare interessante: era rossa anche la benda per le fasciature. Non è un dettaglio da poco: permette a tutti gli operatori sul percorso di riconoscere a colpo d'occhio gli infortunati. Chapeau per la scelta.

Non è finita. Oltre alle chiacchiere con le gentilissime addette al controllo, abbiamo ricevuto un paio di birre artigianali. Cosa molto gradita. Per giunta, personalizzate "Ultra Trail" e aromatizzate con bacche di goji e zenzero. Davvero ottime.

Così, con questa bella disposizione d'animo e tutto quanto preparato a puntino, me ne sono andato in albergo a dormire. La mattina dopo, nello stesso posto della consegna pettorali, c'era la navetta, pronta a partire alle 5.30. Il viaggio in autobus fino a Carona è tranquillissimo. Quasi tutti dormono, qualcuno chiacchiera. E si guarda il tempo... che volge al peggio.

Al punto che arrivati a Carona, riceviamo la notizia: partenza rinviata di 30 minuti. Perché lassù, tra i passi che dobbiamo affrontare, ci sono pioggia e nebbia. E avanzare così è pericoloso. Anche qui, bravi organizzatori. Se le gare diventano pericolose, si fermano. Punto. Ora penso a quelli impegnati nella Lunga, da 140 k. Chissà come stanno.

Ore 8.30, il via. Un giro del lago di Carona per sgranare il gruppo e poi su. Molto su. Si inizia a salire e sembra non si smetta mai. In effetti si procede un po' lenti. Complice il fango, o i sassi scivolosi o la troppa gente per un single track. In effetti, forse il giro del lago poteva essere un tantino allungato, vista la strettoia, per dare il tempo al gruppo di assottigliarsi. Si sale verso i Laghi Gemelli, in un paesaggio da fiaba. Tipo il Signore degli Anelli (visto il maltempo, più verso Mordor che alla Contea).

Poi giù verso Alpe Corte e di nuovo su al Brachino e poi alla Capanna 2000. Un momento. Qui le cose cambiano. La salita non diventa soltanto dura. Diventa estremamente dura. Pietre aguzze, spaccasuole e spaccagambe. Vento e acqua, che si alternano a folate di umidità calda e appiccicosa. La Capanna 2000 arriva dopo un lungo traverso, che se ti dà un po' fastidio l'altezza è meglio che non guardi a destra. Dentro la Capanna (che è un vero e bel rifugio), c'è the caldo, buon cibo e tanta gentilezza. Fuori, invece, c'è una discesa che fa paura a guardarla. Perché è una specie di torrente di fango. Inizio a scendere ma non sto in piedi. Infatti, cado. Poi di nuovo. E di nuovo. E poi cado facendo la spaccata. La gamba sinistra stride. Il dolore è una fucilata. E la mia gara è finita.

Solo che per farla finire davvero devo arrivare alla base vita del Passo di Zambla. Ok. Butto giù una tachipirina e via. Un po' zoppico, un po', scaldandomi, sembra che il dolore passi. Se sono fortunato, è solo uno stiramento (lo era). La Base Vita del Passo di Zambia arriva, finalmente. Mi ci sono volute quasi sei ore. Tutto sommato, neanche male.

Qui l'organizzazione si rivela impeccabile. Vengo immediatamente ricevuto dai medici, che mi mandano in palestra dal fisioterapista. Controllo, massaggio, consigli per il recupero e "sdraiati sul lettino, togli i vestiti bagnati e copriti con la coperta termica. Alle 18 parte la navetta". Cavolo, alle 18? Io sono arrivato qui alle 14.30... devo aspettare. Va bene, pazienza. Qui si sta bene.

Arrivano le 18 e arrivano altri trailer che si devono ritirare. L'unica che non arriva è la navetta. Nemmeno alle 18.30. Nemmeno alle 19. E noi l'aspettiamo nel piazzale, senza una tettoia e con indosso i nostri impermeabili. Ok, che qualcosa andasse storto ci sta. 

Anche perché, informati da noi, gli organizzatori si danno da fare. Sono gentili, ci spiegano che il maltempo sta mettendo a dura prova tutto quanto e che stanno pensando di sospendere la gara (lo faranno dopo circa un'ora). Trovano un pullmino che ci porta a Bergamo, lasciandoci dove vogliamo come improvvisando una linea Trail che in città (per ora...) non esiste.

Torno in albergo, con quella vena di tristezza che mi accompagna quando una gara non finisce al traguardo. Tutto sommato, però, è andata bene. Potevo farmi male sul serio.
Stappo una birra "Ultra Trail" ed è davvero ottima.

Come ottimo è stato tutto quanto in questa nuova avventura trail. Dura, durissima. Forse anche troppo per un Trail Classico: in alcuni tratti poteva essere considerata una Skymarathon (vuol dire una gara più dura di un Trail, ma qui si aprirebbe un dibattito infinito...).

Ora ho in testa un paio di pensieri. La mia decima CCC tra tre settimane e una cosa che dovrebbe succedere l'anno prossimo. Non l'hanno ancora detto, ma... quando si corre l'Orobie Ultra Trail 2016?

ps Stamattina, dopo 48 ore di stop sono uscito per allenamento.  10k in scioltezza, pianura a 4.30 al km. Tutto bene, solo un po' di fastidio.

lunedì 20 luglio 2015

E adesso, voglio correre?

Enrico Arcelli. Il Professor Corsa.
Il caldo non c'entra. In fondo, basta idratarsi e uscire presto la mattina o tardi la sera, o la notte. Se trovi la scusa del caldo, anche in questi giorni, vuol dire, appunto, che stai trovando una scusa.

Il motivo è proprio un altro.

Devo andare un po' indietro. Tipo una decina d'anni.

«Potresti sentire Enrico Arcelli».
«E chi è?»
«È un medico dello sport, in gamba. Spiega molto bene».
«Ok, grazie lo chiamo».

Era il 2005, poco prima di Natale. In redazione a Focus, stavo lavorando con Raffaella Procenzano a un pezzo su "Qual è lo sport migliore per...". Solo che, come si dice, "mi mancava l'esperto".
Così, lei mi suggerisce di chiamare Arcelli.

L'intervista va molto bene. È gentilissimo, preparatissimo, pacato ed estremamente chiaro nell'esporre. A un certo punto mi butta lì la frase più importante della mia vita: "Qualsiasi fisico sano, in sei mesi di allenamento può completare una maratona". Click.

Ok. Ci penso un po'. Fumo una sigaretta, una delle 40 che mi facevo ogni giorno. Vado dal direttore di Focus, Sandro Boeri e gli dico: «Senti... sai che c'è sempre più gente che corre la maratona? Prendiamo uno grasso, che fuma, che non fa un tubazzo di niente, lo alleniamo per sei mesi con uno dei più esperti al mondo. Contattiamo un'agenzia di viaggi specializzata in corse intorno al mondo, prepariamo tabelle di allenamento da scaricare da Focus.it e portiamo 100 lettori a correre la maratona di New York. Che ne pensi?». Sandro mi guarda e risponde: «Penso che si può fare. Comincia ad allenarti».

Richiamo Arcelli il giorno dopo. È entusiasta. Vado a trovarlo, prepara le tabelle. Guarda i miei 86 chili e dice «Vedrai che cambiamento».

In effetti, cambia tutto.

A New York ci andiamo. Eccome se ci andiamo. Per 5 volte, fino al 2011. Ci andiamo anche con Mariangela Gatti, la campionessa di maratona (a 75 anni), che New York la vince pure (in categoria, of course). Ci andiamo con Beppe Rossello, che dimagrisce.
Cavolo, se dimagrisce. E che ri-ingrassa. Cavolo, se ri-ingrassa.

Nel frattempo, in questi 10 anni, il mondo scopre la corsa.

E io scopro di aver incontrato un uomo straordinario. Nel senso letterale del termine. Arcelli non è "ordinario". È uno che se gli dici «Sai, mi sono messo a usare la curcuma per condire» ti risponde «Bravissimo! Scegli però il curry, non la curcuma pura. Gli ultimi studi dicono che è meglio assorbita se associata alla piperina, che si trova nel pepe...».

Questo è il prof. Quello che ne sa di più, ma non te lo fa pesare. Quello che per convincerti a passare all'alimentazione Zona ti diceva «Pensa che a me sembrava impossibile mangiare meno pasta». Quello che ti faceva le pulci ogni volta che scrivevi qualcosa. Ma che quella volta, quell'unica volta che ti diceva «È perfetto», sapevi che era vero. Come lui.

Enrico Arcelli è morto. Se l'è portato via un infarto, meno di un mese fa. Di colpo.

Io ci ho messo un mese a scriverne. Perché non mi pare proprio vero, neanche adesso.

A chi telefono la mattina prestissimo, come quella volta nel 2007? Quando un dolore sciatico mi impediva di allenarmi. C'è voluta la sua pazienza per dirmi alle 7.30, dopo un'ora di mie lamentazioni "...potrebbe essere la Sindrome del Piriforme. Prova la fisioterapia e stai tranquillo". La era.

A chi chiedo se è bene o no ungersi come un tacchino di pomata se ti fa male un ginocchio? ("Fai 20 minuti di ghiaccio, due volte al giorno. Non c'è antinfiammatorio migliore. E segui sempre la Zona, mi raccomando").

Adesso Arcelli starà dando consigli di corsa e alimentazione a qualcun altro, da un'altra parte. Come ha scritto qualcuno, "Enrico ora sta spiegando al Capo che suo figlio ha sbagliato tutto. Non si fa una corsa in montagna con un carico sulle spalle dopo una cena a base di soli pane e vino".

Io mi fermo. Mi fermo qui. Perché per conoscere Enrico Arcelli non serve leggere me. Ci sono i suoi libri, da Correre è bello, a La Mia Maratona per arrivare a Voglio Correre.

Il punto di domanda nel titolo è un refuso.
Voglio correre.
Perché è davvero bello. Perché me lo ha insegnato lui.

Ciao Enrico. E grazie.


lunedì 20 aprile 2015

Wings For Life World Run /2 - I consigli di Giorgio Calcaterra

Abbiamo incontrato a Milano, sul Naviglio della Martesana, il grande Giorgio Calcaterra, ambassador italiano della Wings For Life World Run. La corsa del 3 maggio 2015 che si corre in tutto il mondo contemporaneamente. In Italia l'appuntamento è a Verona. E tutti possono correre per chi non può farlo. Basta iscriversi e aver voglia di partecipare.

sabato 6 dicembre 2014

Il papà e la Campionessa: al Portofino Trail inizia il viaggio di Vera Poiatti


Vera Poiatti in allenamento (va be, su strada...).
Sto tornando a casa dal lavoro. Suona il cellulare. Auricolari (la multa l'ho già presa, quindi...). Rispondo senza guardare (lo fate mai?).

"Ciao Carlo!"
"Ciao... sei..."
"Vera!"
"Ah ciao! Come va?"
"Bene. Devo chiederti una cosa".

Non so perché, ma sapevo che avrei detto di sì.
Vera mi ha chiesto di aiutarla a diventare una trailer. Ha alle spalle una maratona, ma nel suo passato (oggi è un quasi avvocato) c'è molto di più. Nel 2003 Vera Poiatti ha conquistato la medaglia di Bronzo ai Campionati del Mondo di Canottaggio ad Atene, nel quattro di coppia.

Dai 10 ai 19 anni la vita della "gracilina" Vera (oggi se casomai mi desse una sberla starei in giro una mezza giornata) è scandita dagli allenamenti. Come dice lei, "niente sabati, domeniche, o Natali".

Vera sa cosa vuol dire impegnarsi e far fatica. Ma per 7 anni, quando scopre l'amore per lo studio del diritto (non è tennis, è giurisprudenza), Vera non fa più nulla. Appende la canoa al chiodo.

Io l'ho conosciuta la scorsa estate. Alla corsa di San Zaccaria, in Oltrepo Pavese. Aveva negli occhi l'entusiasmo di chi ha scoperto un amore nuovo.
Quest'anno, Vera ha messo in archivio la Maratona di Barcellona. E, mi racconta, dopo tanta acqua ha deciso di guardare le montagne.

Questa è sempre lei, prima (?) dell'allenamento.
Mi ha chiesto di accompagnarla nella sua nuova vita sportiva. Una vita da Trailer. Una vita da chi sceglie di lasciare la strada. Una vita con meno cronometro e più montagna.

Una vita con la sveglia che suona presto, lo zainetto, il bicchiere obbligatorio, il camel bag, i bastoncini, i carboidrati liquidi, le barrette, l'acqua gasata ai ristori. Una vita che inizia con qualche passo sul Monte di Portofino: ma è già proiettata al Monte Bianco, alla regina degli Ultra Trail.

Una vita coi piedi sui sassi, nel fango, sulle pietre.

Una vita a guardare le montagne con occhi diversi, immaginando il tempo che ci metterai ad arrivare su quella vetta là, per poi chiederti come sarà la discesa di corsa...

Non è la prima volta che aiuto qualcuno a diventare un trailer. È un privilegio e, insieme, una responsabilità. Come si fa? Non è che abbia la ricetta giusta. Rifletto un po' su quello che penso sia giusto. Credo che sia importante iniziare piano, da qualcosa di piccolo: in questo senso, i 26 km del Trail del Monte di Portofino sono perfetti.

Dislivelli interessanti, terreno con tratti semplici e qualche discesa ben tecnica, panorami bellissimi quando le montagne mettono i piedi nel mare, focaccia al ristoro finale.

Domani non correrò per me: domani aiuterò qualcun'altro a capire cosa succede quando in salita sembra di non farcela più. Quando i piedi faranno un po' male, come le caviglie e tutto il resto.
Partiremo insieme e arriveremo insieme.

Ma più di tutto, ho una grande responsabilità: perché l'obiettivo di Vera non è solo quello di "fare una corsa in montagna". Vuole avvicinarsi all'Ultra Trail, le lunghe distanze che ti fanno correre un giorno e una notte.
Domani, al Trail del Monte di Portofino, Vera inizia la sua avventura: quella che la farà diventare un'ultra trailer. Passo dopo passo.

sabato 29 novembre 2014

Perché corro 100 km in montagna

In vetta al Corno del Renon.
Carlo, ma perché corri per 100 chilometri in montagna? Me lo sento dire da quando ho iniziato, nel 2006. L'ho fatto quasi senza volerlo. E mi sono ritrovato a prepararmi per la mia prima Maratona di New York, in sei mesi.

Nello stesso anno, ho scoperto che si correva anche in montagna. Sul Monte Bianco.

Prima di continuare a leggere, un avvertimento. Qui non ci sono consigli, trucchi o test. Qui vi racconto un po' di me, giusto perché, proprio oggi, mi hanno chiesto per l'ennesima volta "Perché corri?". Di solito, non me la prendo. Ma stavolta la persona che mi ha fatto la domanda ha tirato fuori uno di quei sorrisi del tipo tantoamenonpiaceanzisecondomeèdapirlasifafaticaperniente.

Se non vi interessa, non continuate a leggere sotto la foto. Perdereste tempo.



Mi sono presentato a Chamonix alle 2 di notte, a 8 ore dalla partenza. Le scarpe le avevo comprate alle 17 dello stesso pomeriggio. Non sapevo dove si correva. Non sapevo come vestirmi. Non sapevo quanta fatica avrei fatto. Non sapevo che avrei vomitato due volte salendo lungo il Gran Col Ferret.


mercoledì 24 settembre 2014

Due papà, 100 chilometri. La nostra The North Face Ultra Trail du Mont Blanc - CCC2014


Questo sono io che arrivo. Era ancora buio.
Due papà. Cento km di corsa. Poco più di venti ore. E quasi 15 giorni per riordinare le idee.
Sì, quasi 15 giorni. Perché a volte c'è troppa emozione: troppe cose che ti sono cresciute dentro. Tanti chilometri, tantissimi contando anche l'allenamento: e bisogna lasciarle un po' decantare.

Ok, come è andata lo sapete: grazie a Facebook e all'applicazione LiveTrail ci avete seguito in tantissimi. Grazie di cuore: perchè rivedere i vostri post di incoraggiamento mi commuove anche ora.

Per la cronaca. Io ho terminato la Courmayeur - Champex - Chamonix in 21 ore, 2 minuti e 25 secondi. Renzo ci ha messo 22 ore, 17 minuti e 25 secondi.

Ci siamo svegliati alle 6.45, la mattina della gara. Avevamo preparato tutto quanto la sera prima, come è giusto. Poi siamo andati in auto da Chamonix a Courmayeur per la partenza. Due amiche speciali, Greta e Sibilla, ci aspettavano nel loro albergo. Con calma, nella hall, abbiamo controllato tutto quanto.

"Ce l'hai la lampada?"
"Sì"
"E l'altra lampada?"
"Sì"
"E le pile?"
"Si"
"E il telo termico?"
"Si"
"E i sali?"
"Carlo, che ne pensi se ti faccio ingoiare lo zaino e le bacchette?"
"Ok, andiamo"

mercoledì 27 agosto 2014

Come seguire LIVE gli Ultra Papà alla The North Face Ultra Trail du Mont Blanc

Sì, questi siamo noi due. Al nostro primo trail insieme,
le Porte di Pietra edizione 2012.
Ci siamo. Stasera parto per la prima parte del viaggio. Da Bolzano a Pavia ("Seee... e chi sei?"... "In auto. Pirla."). Domattina, recupero il... Renzo, ci spostiamo a Chamonix e iniziamo l'avventura della The North Face Ultra Trail du Mont Blanc - Courmayeur - Champex - Chamonix (CCC). 


La nostra partenza è venerdì alle 9 del mattino da Courmayeur.

Ecco come seguire LIVE momento per momento la nostra corsa.

Qui trovate i dati della corsa in tempo reale (compresa la posizione sulla mappa).
Nel campo di ricerca (in alto a sinistra) basta inserire i nostri cognomi (Dagradi e Zanetti) per avere tutte le info.

Qui invece vi collegate alla LIVE TV, che inizierà a trasmettere a partire dalle 7 del mattino di venerdì.
E potrete vedere in diretta la zona della partenza (che è alle 9 del mattino di venerdì, Webcam Courmayeur), dell'arrivo (Finisher Zone) e il ristoro a metà gara della CCC (Webcam Champex).

Non solo. Grazie alla applicazione LiveTrail, sulla mia pagina Facebook riceverete aggiornamenti in tempo reale sulla base dei passaggi ai checkpoint.

lunedì 25 agosto 2014

Inizia la The North Face Ultra Trail du Mont Blanc: LIVE in TV

Oggi alle 17.30 inizia la prima gara della The Norh Face Ultra Trail du Mont Blanc, la Petit Trotte à Leon. E mancano 4 giorni alla partenza della Courmayeur - Champex - Chamonix: che per Renzo Zanetti e me sarà la Corsa degli Ultra Papà.

Qui sotto, il collegamento LIVE con la Ultra Trail Du Mont Blanc Web TV
Il post continua sotto il video.


UTMB® Live 2014 - English di UltraTrailMontBlanc

Sì, perché essere un papà e un ultramaratoneta è possibile. Non che non si faccia fatica, ma si può.
Sabato, per esempio, è stato un appuntamento importante: l'ultimo lungo di corsa. Quella distanza che, quando la fai, chiudi l'allenamento per un trail di quelli importanti.


giovedì 21 agosto 2014

Due papà alla The North Face Ultra Trail du Mont Blanc /4 - Diamo i numeri

La partenza della CCC edizione 2013.
E adesso diamo i numeri. Va be, per correre 100 chilometri intorno al Monte Bianco è normale, no?... 
Primo numero. Mancano 8 giorni alla partenza della The North Face Ultra Trail du Mont Blanc  - CCC, la 101 chilometri di montagna che correremo insieme. Come ci sentiamo? Be, io sono abbastanza tranquillo. Anzi, no. Sono nervosamente concentrato, come mi ha detto una volta Felix Baumgartner prima di lanciarsi da un elicottero. E tu, Renzo? «Sto bene. Sono preparato per arrivare fino al traguardo. Ma più di tutto, voglio divertirmi e vivere tutte le emozioni di questa esperienza».

Secondo numero. Noi facciamo una gara: ma la The North Face UTMB è fatta di 5 gare diverse. La Ultra Trail du Mont Blanc vera e propria, lunga 166 chilometri, che compie il giro completo con partenza e arrivo a Chamonix. La Sur les Traces des Ducs de la Savoie (TDS), da 119 km, partenza a Chamonix e arrivo a Courmayeur. La pazzesca Petit Trotte à Leon (PTL) da 300 km: una corsa a squadre senza classifica, per esperti di corsa e di orienteering. E la neonata OCC, 53 km, da Orsières a Chamonix, fatta per avvicinare altri appassionati al mondo dei trail.

Sotto il video con il trailer della corsa degli Ultra Papà, gli altri numeri di questa pazzesca avventura. Attenti: alcuni sono davvero impressionanti...




sabato 9 agosto 2014

Due papà alla The North Face Ultra Trail du Mont Blanc /3


Piz Sorega, Piz La Ila, Col Alt e Pralongià,
le zone di Moviment in Alta Val Badia.
Meno 20 giorni alla The North Face Ultra Trail du Mont Blanc. Se stessimo preparando una maratona su strada, avremmo tabelle precise da seguire. Ma come ci si prepara a un Ultra Trail da 100 chilometri di montagna?
Le teorie sono molte. La mia, personalissima, è che le tabelle non mi siano utili. Per nulla. Non dico che non lo siano in assoluto. Non servono a me.

Una volta ho ascoltato Marco Olmo, il grande ultramaratoneta italiano capace di vincere la The North Face Ultra Trail du Mont Blanc a 60 anni. "Per allenarti alla corsa in montagna, corri in montagna. Per tre, quattro, anche cinque ore. Poi stringi i denti. E impara a resistere".

Così facciamo Renzo e io. Per la cronaca, Renzo ha corso una maratona 24 ore fa, chiudendola in poco più di 4 ore. Con lo zainetto sulle spalle. Non si è tirato il collo, ma non ha neppure passeggiato. Ha fatto la cosa più importante, quella di mettere chilometri nelle gambe.

Il post continua dopo il video.




lunedì 4 agosto 2014

Due papà alla The North Face Ultra Trail du Mont Blanc /2

Un trucco per allenarsi coi cuccioli:
usare un passeggino da trekking.
ps. Così la moglie fa le foto ed è contenta.
Venticinque giorni. Tanto ci separa dalla Courmayeur - Champex - Chamonix, la sorella "di mezzo" delle gare nella fantastica The North Face Ultra Trail du Mont Blanc. Venticinque giorni di rifinitura (si chiama così, grazie alla splendida invenzione giornalistica di Gianni Brera, quella serie di piccoli allenamenti prima delle gare, quando hai già fatto il grosso). Venticinque giorni di tensione che sale. Venticinque giorni da conciliare, come sempre, con la famiglia. E venticinque giorni di "ma davvero correrai per 100 chilometri?". No. Non correrò per 100 chilometri perché sono 101. E non è la prima volta, ma la nona volta.

Nell'attesa di beccarvi la storia, leggete qui sotto chi è Renzo. E cuccatevi qualche trucco per allenarsi con la famiglia, nelle foto.

venerdì 25 luglio 2014

Due papà alla The North Face Ultra Trail du Mont Blanc

Courmayeur, venerdì 29 agosto. Ore 9 del mattino. Due papà. Cento chilometri di corsa. 
E una montagna da affrontare, il Monte Bianco.

Il post continua dopo il video.


Otto anni fa, nel 2006, ho provato per la prima volta l'emozione di un Ultra Trail. E ho potuto farlo nella regina di queste corse, la The North Face Ultra Trail du Mont Blanc.
Dopo 45 chilometri, a Champex Lac, mi sono ritirato. Sfatto. Ma cambiato, per sempre.

Quest'anno, affronto la The North Face Ultra Trail du Mont Blanc - CCC (Courmayeur Champex Chamonix) - per la nona volta. Ma non sarò solo. L'amico Renzo Zanetti, triatleta sedotto dai trail, sarà al mio fianco. Due papà, insieme, affronteranno le salite e le discese della montagna più alta d'Europa. 

E potrete seguirci, in diretta sul blog quantocorripapa.blogspot.it, momento per momento.
Da oggi al 29 agosto vi racconteremo allenamenti, sensazioni, difficoltà ed emozioni.

Potrete vivere giorno per giorno il nostro avvicinamento alla The North Face Ultra Trail du Mont Blanc. E alla sera di giovedì 28 agosto, quando arriveremo a Chamonix per il ritiro del pettorale, inizieremo a raccontarvi la corsa "da dentro".
La mattina successiva, giorno della gara, potrete sapere in ogni istante dove ci troviamo, grazie alla copertura live della corsa dalle 9 del mattino.

Cosa significa preparare un'ultra trail di 100 chilometri? E come si concilia con l'essere papà, in tutto, di quattro figli (due a testa, dai 2 ai 16 anni)? Ve lo racconteremo qui.
Vi faremo vedere che è possibile. Alla fine, siamo sicuri, i nostri figli saranno orgogliosi di noi, comunque vadano le cose.
E chissà che, il prossimo anno, non ci siano altri papà che vogliono venire a correre con noi.


#ultrapapatrail
fb carlodagradi
twitter carlodagradi


venerdì 18 luglio 2014

Correre in vacanza: il trucco della sagra di paese


Primo: individuate la sagra giusta. Questa, al Lago di Tret, era perfetta.
Siete in ferie con compagna e cuccioli. Ovviamente avete messo in valigia i pantaloncini, le magliette i gilet antivento e le scarpe da running. Solo che, in vacanza, succedono due cose. Primo, la famiglia vuole rilassarsi, e questo è normale. Secondo, anche lei vuole rilassarsi. D'accordo, anche questo è normale. Quindi, come si fa a evitare cose tipo "Non vorrai mica andare a correre domani mattina? Guarda che io dormo! E se mi svegli? E se LI svegli? E se poi non torni in tempo? E se ti perdi? E se saltiamo la colazione? E se poi sei stanco?".

Secondo: im montagna, portate
un gilet antivento anche se fa caldo.
Il consiglio è uno solo (ne avrei anche un altro, ma non posso scriverlo): dovete fare come gli animatori dei villaggi. Trovare l'occasione del divertimento per tutta la famiglia.



Spesso in estate ci sono sagre un po' dovunque. La cosa migliore è individuare la sagra giusta: buon cibo, prati o spiaggia, piccola per attirare troppa ressa e, soprattutto, comodissima da raggiungere. Trovata quella giusta, iniziate la strategia il pomeriggio prima. Meglio ancora, la mattina. "Hai visto questa festa? Perché non ci andiamo? E' vicino. Io potrei andarci di corsa, e voi mi raggiungete là".

Terzo: fotografate animali. Avrete
storie da raccontare ai cuccioli.
Nel mio caso, ha funzionato. E la Festa del Tortel al Lago Smeraldo, in Val di Non, è stata fantastica. Cibo favoloso, ottima birra e sopratutto, fantastici 25 km di corsa dal Passo della Mendola al Lago Smeraldo, passando per la vetta del Monte Penegal, del Monte Macaion e dall'incantevole Lago di Tret.

Un po' di organizzazione, in questo caso, è d'obbligo. Meglio preparare tutto quanto la sera prima: se siete in albergo, dovete vestirvi senza far rumore (vedi le lamentationes di cui sopra), ma dovete anche prevedere uno zainetto con dentro un cambio, salviettine umide (se alla sagra non ci sono laghi, fontane o mare) e un paio di ciabatte, in sostituzione delle scarpe da corsa.

Quarto: tenete d'occhio le indicazioni.
Di norma, correndo impiegate
poco più della metà dei tempi.
Ultima cosa: se non avete un navigatore satellitare in auto, fate in modo di fornire indicazioni dettagliate alla vostra dolce metà. E stimate un orario di arrivo di poco precedente al vostro. "Cara, ti ho stampato questo itinerario con Google Maps... Ma no! Mica penso che se no non lo trovavi... l'ho fatto per darti i tempi di percorrenza".

Ps. "L'ho fatto per darti i tempi di percorrenza" funziona sempre. Non abusatene, però. Se no, prima o poi, se ne accorge.

lunedì 23 giugno 2014

Correre più veloce del Sole, intorno al Monte Bianco

Aggiornamento - Ecco il video della corsa. Da vedere (Wow). Sotto, continua la notizia.





Il Team Ultratrail al traguardo di Chamonix. 
Correre all'alba è bellissimo. Non so bene perché, ma penso che sia qualcosa che ha a che fare coi cicli circadiani. O forse, con un programma neurale che non sa niente di sveglie o lampadine, ma funziona con comandi semplici: c'è buio, dormi. C'è luce, alzati. E corri.

Ci sono corridori dell'alba e corridori del tramonto. E poi ci sono quelli che corrono per tutta la durata della giornata. Anzi, che corrono per battere il sole.

Lo hanno fatto, riuscendoci, gli atleti che hanno partecipato a una sfida pazzesca organizzata da Asics. Outrun the Sun intorno al Monte Bianco il 21 giugno, nel giorno più lungo, quando il Sole è più "lento" che mai. Lento al punto che gli atleti sono riusciti a correre più veloci del Sole, girando intorno al Monte Bianco in 15 ore, 3 minuti e 37 secondi: 37 minuti dopo, il Sole è tramontato.

Xavier Thevenard, vincitore nel 2013 dell' Ultra-Trail du Mont-Blanc, Kota Araki, ultratrailer, Jonas Budd, detentore del record del mondo sulle 100 miglia in montagna e Thomas Lorblanchet, ex campione del Mondo di Trail Running: questi sono i vincitori della sfida. Che hanno anticipato soltanto di 33 secondi i loro sfidanti: Genis Zapater, scialpinista e trailer, Megan Kimmel, trail runner, Sylvaine Cussot, trail runner, Lukas Naegele, mezzofondista, Iazaldir Feitoza Santana, runner, Holly Rush, maratoneta.

Due squadre, un'unica impressionante staffetta lungo 152 km con un dislivello di 9.600 metri, più in alto del Monte Everest. E una escursione termica da 0 a 27 °C.

Lukas Naegele, atleta tedesco del Team Ultratrail impengato
nella Asics Outrun The Sun.
Il 21 giugno io non ero a Chamonix. Ma quando ho saputo della loro incredibile avventura, mi è venuta voglia di alzarmi all'alba. E di affrontare una montagna. L'ho fatto ed è andata bene.

Al ritorno, ho incontrato un altro trailer. Mi ha superato, mi ha salutato e, prima di un bivio, mi ha aspettato. Per dirmi ciao, ci vedremo la prossima volta.

Chissà se qualcosa di simile è passato nella testa e nel cuore delle due squadre di Asisc Outrun the Sun. Il Sole, in realtà, non lo puoi battere davvero. Lo superi e poi lo aspetti.

Perché, come dice Marco Olmo, il grande ultratrailer italiano, perfino ogni sasso che calpesti ha più storia di te. Nei volti e negli occhi degli 11 straordinari trailer di Outrun The Sun c'è quella consapevolezza. La stessa che c'è in ogni vero runner. 

giovedì 19 giugno 2014

Lei e la corsa: la storia di un'amica runner

Sì, anche le donne corrono.
Incredibile, eh?
Mi ha scritto un'amica. Una cara amica. Una di quelle persone con cui parli pochissimo... ma che, chissà perché, ogni volta che le incontri senti un affetto un po' speciale. Per questo è una cara amica.
Come nella corsa, nei rapporti umani penso che le sensazioni contino molto più del cronometro.
Questo è quello che mi ha scritto, sulla sua esperienza di runner e di giovane (e grande!) donna.


"Ciao Carlo! Ti faccio una piccola premessa, giusto per capire meglio con chi hai a che fare: sono una pigra indomita, ho buttato più soldi in buone intenzioni che in attività reali. L'unica cosa che sia mai riuscita a portare avanti, ma solo per rispondere a un intreccio di passioni che vanno dall'Africa alla musica e dalla danza alla terra, è stata fino a ora la danza africana tradizionale.
Per il resto, fin da piccolissima, ho fatto di tutto: a cominciare dal nuoto fino all'equitazione. Da grande, per sconfiggere i chili di troppo, ho invece tentato di portare avanti qualsiasi cosa: palestra, acquagym, nuoto libero e non, trekking in montagna (più per passione che altro però, solo che la puoi fare solo ogni tanto se lavori), fino a trovare la mia danza che, oltre a tenermi in forma, mi ha rapito l'anima. Così via via fino a oggi.

Cos'è successo poi? Mi sono trasferita in Sicilia... come ben sai, la Sicilia oltre il mare, l'Etna, l'amore e la gente ha una grandissima tentazione: il cibo. Di danza africana invece ancora poco e niente, purtroppo. E così, già che son fatta a fisarmonica, a forza di cibo, vizi e serate etiliche, ho messo su 10 chili in 2 anni, poi ho smesso di pesarmi! Da almeno un anno dicevo a tutti che avrei cominciato a correre. Lo dicevo e lo dicevo ma non lo facevo mai. 

Guardavo gli altri prepararsi alla prova costume e io non riuscivo a togliermi dal pc, e se anche avessi avuto il tempo di farlo ero diventata bravissima a inventarmi giustificazioni campate in aria per rimandare. Una volta, apriti cielo, sono riuscita a uscire e a correre per mezz'ora. Un'altra sono riuscita ad andare a correre per 3 volte con un'amica. Poi, per un altro anno, ho continuato a raccontarmela.
Intanto gli altri si attivavano, qualcuno dimagriva, qualcun altro se ne infischiava, ma costantemente tutti gli amici mi prendevano in giro per la mia fantomatica attività fisica: "tanto domani vai a correre, no?"

Dentro di me sapevo che prima o poi ce l'avrei fatta. Sapevo anche che sarebbe bastato sconfiggere quel limite, quello in cui correre è noioso, per passare d'incanto al "correre è un'esigenza", e l'avrei fatta vedere io a tutti... Ma aspettando, aspettando, il momento pareva non arrivare proprio mai.
A un certo punto si erano pure stufati di prendermi in giro, tanto oramai avevano perso le speranze...

E arriviamo al presente: succede che è bastato che il mio fidanzato mi desse un motivo, uno di quelli seri, per non rimandare più.
Un giorno mi dice: "che dici, ci sposiamo?" E tutto, improvvisamente, si mette in marcia.

Dentro di me sapevo che la determinazione stavolta c'era, ma onestamente non avrei mai pensato che davvero il running potesse diventare una passione. 

Sono passata dal correre per rimettermi in forma al correre perché mi fa stare bene.
Sto meglio fisicamente, ho smesso di fumare e cerco di seguire un'alimentazione e delle abitudini più sane, ma non solo: sto meglio anche mentalmente.

La mia testa, le prime volte, era concentrata su quanto avevo corso e la fatica che stavo facendo. Ora corro e la mente vaga tra i mille pensieri che richiedono ordine, tra i ricordi che affiorano all'improvviso, sui panorami che per me sono sempre stati importanti, più sono portentosi più io mi calmo e trovo l'equilibrio. Poi la fatica si fa sentire e mi auto motivo dicendomi che almeno un giro in più di due giorni fa me lo devo. I muscoli ancora non sono all'altezza del fiato, ma ci arriveranno. 

E poi ci sono le spinte: tu e il tuo blog (che bella scoperta!) e, ovunque, sostegno e amici che hanno cominciato o che vorrebbero farlo. Mi si è aperto un mondo! E che bello poter condividere!

Così esco, trovo il tempo e lo trovo subito, perché adesso, di andare a correre, ne ho proprio voglia. Al punto addirittura di aver paura di quel male al ginocchio che mi sta venendo o di quelle settimane in cui non potrò proprio andarci e, soprattutto, al punto in cui mi rendo conto che non è nemmeno più importante quanti chili sto perdendo, basta che corro!"

martedì 3 giugno 2014

Alla Cortina Dobbiaco 2014: pensando che, a volte, è un po' più difficile

La linea di partenza della Cortina Dobbiaco Run 2014.
Non è sempre così facile. Va be, la storia è questa. Bolzano, ore 22. I cuccioli sono a letto, la moglie anche. Solo che io non ho ancora preparato la borsa per la Cortina Dobbiaco.

Sì, mi sono mosso all'ultimo momento. E se non era per Mizuno (a proposito, conoscete la storia?), manco avevo il pettorale all'ultimo minuto. Grazie. Il fatto è che preparare la borsa alla sera tardi è sbagliato.
E' buio, dove sono le cose? Come faccio con il led dell'iPhone... Accendo la luce. Click.

"Ma cosa fai?"
"Niente, dormi..."
"Come niente... fai anche rumore..."

"Ma sì, le cose per domani... hai mica visto quelle barrette al cioccolato..."

Certo che, a volte, me le cerco. Non le barrette.
Risultato: sveglia alle 5.30, in macchina alle 6. Solo che il telecomando del cancello bisognava spostarlo da una macchina all'altra... e anche i seggiolini dei cuccioli... che poi le chiavi dell'altra macchina le avevo anche lasciate di sopra.
Alle 8.30 sono a Cortina.

"Amore sono arrivato! Partiamo tra un'oretta..."
"Bene. Noi siamo ancora a letto."
"Ah... senti, venite a Dobbiaco a vedermi?"
"....."
Non gli ho chiesto se è un papà: non avevo il coraggio...

Sì, decisamente me le cerco.
Alle 9.30 parte la corsa. Sono davanti, coi top runner! Se dico che le montagne di Cortina sono belle, dico una banalità. Di solito evito le banalità. Ma le montagne di Cortina sono proprio belle.

Tredici km di salita. Ma sì, si fanno. Solo che c'è un po' di agonismo qui, la gente sgomita. Va be, amen. A Cima Banche si gode il panorama.

E a me viene un pensiero. Sono venuto qui sfidando la fatica di una gara di 71 km di quindici giorni fa, una di 7 (ma tiratitiratitirati) di domenica scorsa e adesso sono qui a dare l'anima. Solo che a casa sono un po' nervosi. E dispiaciuti. Sì. Forse era meglio non andare.

E' un pensiero sottile. Ma continua a girarmi in testa per i successivi 17 km di discesa. E così non "volo" come pensavo. Sento un po' di stanchezza, dentro e fuori. Tengo duro, ecco Dobbiaco. 
Taglio il traguardo, bellissimo, in due ore e mezza. Sono contento. Anche perché ho visto un sms.

"Mi fai sapere quando arrivi?"
"....Ciao! Sono arrivato, è andata bene!"
"Che bello. Hai visto che montagne?"
"Sì. Mi cambio e arrivo, ok?"
"Sì. Qui ti aspettiamo tutti".

Verso la linea di start della Cortina Dobbiaco Run 2014.
Una birra e un panino con gli amici del dopocorsa e di nuovo in macchina. Per tornare a casa. E riposare un po'. La medaglia, adesso, è dove sono tutte le altre. Nel cesto dei giochi dei cuccioli.

"Papà, che bella! Grazie!"

No, grazie a voi.

Adesso, almeno una settimana senza corsa. Va be, facciamo 5 giorni. Oggi non ho corso. Forse domani sera, una sgambatina così per sciogliere le gambe...

lunedì 26 maggio 2014

VIDEO - Giovanni Storti alla Wings For Life World Run di Verona

La partenza della Wings for Life World Run di Verona.
Un giorno come tanti, a Verona il 4 maggio 2014. Un giorno come tanti, ma con tante persone in strada a correre la Wings for life World Run.

Un bagno di folla che corre, col sorriso e con la voglia di aiutare gli altri. E per la prima volta al mondo, con la gente che correva per scappare dal traguardo. C'era anche Giovanni Storti, comico, runner e papà. Ah, anche scrittore, insieme al mitico Franz Rossi. Gli abbiamo parlato. Quello che ci ha detto è in questo video. Enjoy!

mercoledì 21 maggio 2014

Alle Porte di Pietra, corro perché ho midollo


All'arrivo, sembro un concorrente dello Sconvolt Quiz.
I soliti mesi di preparazione. Il solito cavolo di infortunio che ti fa girare le scatole due mesi prima della gara. Il solito rituale di preparazione (ah, la barretta col cioccolato... ah, quella senza cioccolato... ah, quella che ha il cioccolato soltanto sotto...). E poi, la corsa. Che non è mai la solita corsa.

Già, perché quest'anno ho corso per la quinta volta Le Porte di Pietra. Settantun chilometri di appennino ligure. Quattromila metri di dislivello. Partenza e arrivo a Cantalupo Ligure. Ed è stata una volta "più speciale delle altre".

Le Porte di Pietra vanta, giustamente, il primato dell'Ultratrail decano d'Italia. E' una corsa fantastica, dura, fatta di salite e discese lunghe e impegnative. Si corre e si cammina, arrancando un po', sulle pendici delle montagne (per me) più belle dell'appennino Ligure. Il monte Antola, il Carmo, il Legna, il Chiappo, l'Ebro. Le zone della Via del Sale.

Partiti da Cantalupo alle 6.00 del mattino, siamo stati accolti e coccolati da sole e aria fredda. Sì, di solito è un pessimo mix. Ma quando si corre in montagna, quei 10 gradi di media sono una manna dal cielo. Nè caldo nè freddo. Va bene così.

Si attacca subito a salire, dopo la Passerella di Pertuso. Via, su per un sentiero con corda e catena da andar su mani e piedi fino alla croce degli alpini. Sono con Renzo, grande amico e grande triatleta, compagno di follia proprio lungo la Via del Sale.

Procediamo insieme, su un buon tempo. L'idea è quella di finire in meno di 12 ore. Costa Salata, una bella serie di su e giù. E poi la salita al monte Buio, antipasto dell'Antola. Ed ecco, la crisi di stomaco. Nausea. Non riesco a mangiare le barrette e anche l'acqua diventa fastidiosa. Renzo mi stacca.

E si avvicina lui. A vederlo, pare Ibrahimovic. Anzi, per me che sono cotto da un accenno di ipoglicemia, è Ibrahimovic. 

"Ciao. Com'è?"
"Eh va mica male dai. E tu?"
Diosanto, parla come Valentino Rossi.
"Ma sì..."
"Di dove sei?"
"....p...a....ia..."
"Eh?"
"Pa....VIA"
"Ah. Io son di Modena... Ma Pavia Pavia o...?"
"Senti scusa... mi devo concentrare, ho la nausea e..."
"No, scusami tu!"

Christian (a sinistra) e Renzo (a destra) all'arrivo delle Porte di Pietra.
E mi passa. Mi passa lui e, dopo un 30 minuti, mi passa la nausea. Mi sono sforzato di bere carboidrati e sali, in soluzione ipotonica. 

Via di nuovo. La discesa dall'Antola è un volo. Capanne di Carrega, trovo papà che fa assistenza, Renzo è avanti di 10 minuti. Attacco il Carmo, di nuovo in volo verso Capanne di Cosola. Di nuovo il rifornimento, Renzo è avanti di 6, 7 minuti.

Chiappo, Ebro e Giarolo. Le tre salite finali. E la discesa nella pietraia. All'arrivo, Renzo mi ha preceduto di 8 minuti. Greta mi accoglie con una birra: ed è bellissimo accorgersi che ci sono amici che ti hanno pensato mentre davi l'anima per 11 ore e 37 minuti.

Ma è ancora più bello accorgersi che Ibrahimovic si chiama Christian De Maria. Che è socio Admo, come me. E che si è inventato una iniziativa favolosa, Corro perché ho midollo. Christian non è solo uno che ama la montagna e il trail. E' uno che ama gli altri. Quelli che non sa come si chiamano: sa solo che hanno bisogno del nostro midollo osseo per guarire dalla leucemia.

A tavola, dopo la corsa, si siede davanti a me. E mi racconta, con un sorriso che non risente della stanchezza dei 71 km, la sua voglia di correre per gli altri.
Mi vengono da dirgli poche parole.

"Senti, scusami... sono stato scortese. Ma ero davvero cotto, non stavo bene..."
"Ma scherzi? Cercavo di parlarti un po' perché ti ho visto in difficoltà".

Non servono altre parole. Correndo ci si capisce benissimo.
Adesso, fate qualcosa di utile.
Diventate donatori di midollo osseo. 

mercoledì 14 maggio 2014

Dedicato a chi è infortunato. E a tutti quelli che vogliono correre

Sul Monte Renon, con un ginocchio che faceva male.
C'è modo e modo di correre. Ci sono quelli che hanno il coltello in bocca, per dirla con la mia amica Mariangela Gatti. Quelli che corrono così quando mangiano un po' di più con gli amici non si sentono in colpa. Quelli che adorano la velocità, che amano il rumore dei piedi sull'asfalto. Quelli che adorano il silenzio delle montagne e danno l'anima per correre sulle salite.

Ci sono i papà che portano il pacco gara a casa per i cuccioli. E che si fermano a prendere un regalino per la moglie che li adora e li sopporta.

E poi ci sono quelli che quando si infortunano se la menano un sacco. Sono (siamo) da capire.

A tutti questi è dedicato lo splendido cortometraggio che racconta il modo di correre dei gemelli Dematteis. Due persone speciali, che corrono per amore. E che parlano una lingua quasi magica, con un suono che sembra una canzone.

Se ti fai male, aspetta. La natura, infondo, è fatta così. Ogni tanto si ferma, poi riparte.
Un cortometraggio da vedere fino in fondo.


"A NOSTO MODO" (a nostro modo), CORTOMETRAGGIO SULLA CORSA IN MONTAGNA from BYFARM on Vimeo.